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12 Marzo 2019

Benessere di corpo e di mente


Osserviamo con attenzione il dialogo interiore che abbiamo con  e  di noi stessi. Perché così è come ci vedono gli altri. Ciò che emettiamo crea risonanza, motivo per cui diventa importante imparare ad accettarci e volerci bene.


Diventiamo ciò che pensiamo di essere


Un semplice   “va beh..”  di rassegnazione durante un compito mal riuscito alimenta il sabotaggio  verso noi stessi.  Una banale frase come  “non sono proprio adatto a….. non ci riuscirò mai…. sono troppo timido…” troppo alto…. troppo grasso, troppo vecchio… etc, avrà una grande influenza sulla considerazione che abbiamo di noi stessi, rendendoci insicuri e timorosi di andare oltre, rafforzando il sentimento di sfiducia e facendoci desistere nell’allargare la nostra zona di comfort.


Il dialogo interiore è un automatismo e si basa sull’educazione ricevuta, sul retaggio culturale e soprattutto sui messaggi che abbiamo ricevuto nell’infanzia e che ora sono diventati delle ineluttabili verità.


Per cui sovente si rinuncia a fare qualcosa che magari ci piacerebbe, proprio in virtù del fatto che l’input non è mai stato attivato, bensì boicottato.


E alla fine attribuiamo al carattere o all’ umore quello che invece creiamo in autonomia con il nostro continuo dialogo interiore.


Il pensiero ha la velocità dell’elettricità, con milioni di cellule in perenne attività. Ed è facile cadere nel circolo vizioso del leitmotive,  perpetuando all’infinito il solito modello deleterio che alla lunga diventa normale e
familiare, usando con noi stessi toni di rassegnazione, autocritica e scherno.


Ma il corpo ci indica la natura dei nostri pensieri, distinguendo se l’attività mentale è positiva o negativa; quando il respiro non è lineare, quando il viso è corrugato, quando le spalle sono curve, quando percepiamo tensioni a livello gastrico, abbiamo a che fare con pensieri poco piacevoli. Questa modalità, a lungo andare, può avere delle conseguenze sia in ambito psichico che fisico.


Per cui vale la pena di educarci a riconoscere questi segnali per diventare rispettosi nei nostri confronti, imparando a rivolgersi a noi stessi in modo amorevole, inserendo nel dialogo frasi incoraggianti con aggettivi di apprezzamento.


Trasformare il non ci riuscirò mai in voglio migliorare, sono troppo timidoa in mi concedo di essere più disinvoltoa, sono troppo vecchio in ce la posso fare e via dicendo.


Proviamo a trasformare le solite frasi dispregiative in frasi di possibilità, dove prevale la probabilità di riuscita al posto del fallimento.


All’inizio è richiesta un po’ di attenzione ma con la buona volontà si ottengono risultati molto soddisfacenti e, una volta imparato il meccanismo, sarà molto più facile essere noi i protagonisti attivi, senza lasciare il filo dei nostri pensieri in balìa di chissà quale circostanza emotiva.


Le persone che si definiscono “giù di tono, depresse, tristi o rassegnate hanno in comune, tra le altre cose, il continuo rimuginare su  se stesse e sugli eventi in termini negativi. Soffocando ogni possibilità di gioia.


La costanza vale più di cervello e cuore. E ci ripaga. Quando siamo tenaci nel perpetuare buone azioni verso noi stessi, oltre che verso gli altri, acquisiamo senso di potere e fiducia.


Per ottenere risultati migliori è necessario fare cose che non abbiamo mai fatto.


Iniziare a variare il dialogo interiore ed esteriore nei confronti di  noi stessi potrebbe essere una di queste.


Per cui prepariamoci a farci i complimenti meritati, gli apprezzamenti dovuti e gli incoraggiamenti necessari.

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